BONGIOVANNI DIFENDE IL SUO STIPENDIO

Fabio Bongiovanni

Fabio Bongiovanni

TRAPANI – Lui non ci sta. In una lunga, ed accorata, lettera-aperta inviata, tra gli altri, al presidente della regione Raffaele Lombardo, all’assessore regionale Scoma, ed ai deputati regionali espressione della provincia di Trapani, il consigliere comunale, e vice-presidente Anci Sicilia, Fabio Bongiovanni si schiera contro il disegno di legge (n. 240 del 07 ottobre 2008) “taglia costi della politica”, e dei Consigli, del 50%, recentemente approvato dalla Giunta regionale. Lui non ci sta ad essere considerato “un parassita che vive alle spalle degli altri”.

Gli sprechi di denaro pubblico, le inefficienze che pesano davvero stanno altrove”, sostiene Bongiovanni, senza, tuttavia, per essere credibile, spiegare dove. “Non mi sembra per nulla giusto – aggiunge il consigliere – che facili luoghi comuni e precipitose speculazioni politiche possano condurre l’opinione pubblica ad esprimere un giudizio così aspramente ingeneroso e forse anche distorto nei confronti di una classe politica, quella locale, che più di altre si espone dovendo affrontare responsabilità personali, patrimoniali ed erariali ogni volta che assume una qualsiasi scelta amministrativa e renderne conto quotidianamente e direttamente ai propri elettori”. Saremmo “curiosi” di conoscere quali danni ha mai pagato un consigliere, a Trapani; di quali danni può, in teoria, essere chiamato a rispondere – anche per la limitatezza dei propri poteri – un Organo politico che operi con coscienza ed onestà.

Senza nessun velo d’ipocrisia”, sostiene Bongiovanni, “mi pare fin troppo ovvio che non si possono chiedere sacrifici alla società e poi costruire una casta intoccabile che “non si sporca le mani”, la politica non può diventare una professione a tutti gli effetti”, sostiene Bongiovanni, all’inizio del documento. Tuttavia, subito dopo, seguono pagine in cui sostiene, in concreto, alla nostra lettura, il contrario.

Un “tantino” esagerata, infatti, ci appare l’affermazione del consigliere dell’UDC quando sostiene che ridurre le indennità dei consiglieri (oggi, a Trapani, 2.100 euro al mese lorde) può essere assimilato allo “sparare sulla Croce Rossa” ovvero “colpire l’anello più debole della catena, l’ultimo”. E se é vero che non bisogna fare di tutta l’erba (dell’incompetenza e del disinteresse di certi consiglieri) un fascio e che esistono (pochi) consiglieri coscienziosi, sostenere che i consiglieri comunali di Trapani “stanno sempre al fronte, ogni giorno, 14 anche 16 ore al giorno, per 365 giorni all’anno” oppure che “a volte rischiando addirittura di rimetterci personalmente”, o, peggio che mettono “a repentaglio la propria incolumità fisica” ci pare un “tantino” esagerato!

Ricordiamo benissimo, personalmente, che in un occasione di una sessione per l’approvazione del Bilancio del Comune, tre consiglieri, Nicola De Caro (Margherita), Giorgio Colbertaldo e Franco Palermo (UDC), dopo aver firmato la presenza (ed incassato il lauto “gettone di presenza”) si erano trasferiti al Pala Ilio a seguire, a sbafo (grazie alla tessera gratuita), la partita della locale squadra di pallacanestro.

E’ bene ribadire che i consiglieri non hanno uno “stipendio fisso” come pure si dice con colorita espressione giornalistica d’effetto, ma una semplice indennità di funzione (che, al di là della denominazione, è, sostanzialmente, la stessa cosa caro Fabio, NdR), insiste, nel proprio documento, Fabio Bongiovanni, aggiungendo che “il politico non viene pagato perché possa arricchirsi con il denaro pubblico. Viene indennizzato per poter esplicare la sua azione politica ed amministrativa senza che la sua attività lavorativa o professionale possa subirne un danno ingiusto”. E’ grave, tuttavia, che Bongiovanni dimentichi che – a difesa della propria attività professionale – il consigliere ha, pure, il diritto al permesso retribuito (a carico della collettività, perché poi il Comune rimborsa l’azienda per la quale lavora, eventualmente, il consigliere, NdR) per l’intera giornata nella quale espleta il proprio mandato, sia essa di “Consiglio” e sia di “Commissione”.

C’è qualcuno che davvero può pensare ad un consigliere nababbo perché a fine mese raggiunge quota 1.200/1.300 euro?”, ribatte Bongiovanni, ragionando come i ricchi calciatori e dimenticando che il conto, ovvero il costo a carico della collettività, si fa sul lordo, ovvero sempre, oggi, 2.100 euro al mese, a cui s’aggiungono i benefit (corsi d’informazione nelle città d’arte di tutto il mondo) ed il rimborso degli stipendi erogati dai loro datori lavoro.

Raffaele Lombardo

Raffaele Lombardo

A chi grida allo scandalo e si ferma alle indennità dei consiglieri – così prova a correggere il tiro Bongiovanni – proporrei di leggere i lauti compensi elargiti in tanti posti di sottogoverno, di enti, commissioni e comitati spesso sconosciuti ma che questo provvedimento legislativo si guarda bene dal toccare. Guardiamo quanto percepiscono gli innumerevoli esperti-di-ogni-cosa e gli svariati consulenti-ad-ogni-titolo che affollano letteralmente tutte le pubbliche amministrazioni”. Giusto: Fabio faccia nomi e cognomi, però, ed incarichi. Partiamo, ad esempio, dal Comune di Trapani, quali sono questi consulenti cui bisogna tagliare le indennità? Perché non lo dichiara pubblicamente alla stampa ed al Consiglio?

Al più, ammette il capogruppo dell’UDC, “Deve essere tutta l’intera classe politica a farsi carico dell’emergenza, ivi compresi quindi anche tutte quelle alte sfere” (i deputati regionali, NdR). Spiega Bongiovanni che ha lui “Non pare proprio possibile che mentre si discetta di noi e delle nostre indennità, allo stesso modo e allo stesso tempo non si possa neanche pensare di metter mano anche alle sontuose indennità percepite dai deputati, assessori senatori, ministri e sottosegretari vari”. Ed allora Bongiovanni abbozza la propria proposta: “proviamo a ridurre il numero di assessori in ogni ente locale, aboliamo tutte le consulenze, accorpiamo o chiudiamo subito i tanti enti inutili” (che magari sono stati costituiti proprio su voto dei Consigli e quindi dei colleghi, anche di partito, di Bongiovanni. vedi APEA alla Provincia, NdR).

Noi proponiamo un’altra soluzione: lasciamo ferme le indennità ma tagliamo del 50% il numero dei consiglieri, comunali e provinciali. Possibilmente manteniamo il diritto al congedo per lo svolgimento dell’attività politica ma senza il recupero (da parte del datore di lavoro) del costo a carico della collettività (e così scomparirebbero, forse, assunzioni e stipendi di favore per certuni consiglieri … tanto paga cappellaccio).

Bongiovanni, insomma, non ci convince, si sembra voler solo tutelare il suo “orticello”. Gli riconosciamo, comunque, la mancanza d’ipocrisia ed il coraggio di essersi espresso, controcorrente, pubblicamente, su un tema difficile, l’aver aperto un dibattito concreto, ed utile, sul tema del “costo della politica”.

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