ISOLE ECOLOGICHE: IL CALVARIO

La storia delle isole ecologiche di Trapani inizia il 22 marzo del 2000 quando l’assessorato regionale al Territorio e Ambiente comunica che è obbligatorio per i comuni dotarsi dei Centri comunali di raccolta. I tecnici incaricati dall’Amministrazione Laudicina individuano sulla Litoranea nord (pressi rione Cappuccinelli), in via 64 (traversa di via villa Rosina) e nella zona di Piazzale Ilio (a fianco l’Ufficio delle entrate) quelle aree, pubbliche e “baricentriche”, così come richiesto dalla legge, idonee a dare esecuzione al progetto.

Il Commissario straordinario del Comune, subentrato al Sindaco nel frattempo dimessosi, il 14 novembre 2001 approva il quadro economico del progetto che ammonta a 2.125.694,89 euro, di cui la parte più sostanziosa (1.885.067,69 euro) verrà erogata dalla Regione.

Il 14 ottobre 2002, in Consiglio Comunale viene presentato un O.d.G., dai Consiglieri Barbara (Forza Italia), Di Bono (Nuova Sicilia), Carpinteri e Ricciardi (Udc) e Daidone (Ds), relativo a: “Allocazione isole ecologiche”. Ma non viene discusso.

La Giunta Fazio prosegue il suo cammino amministrativo sul "progetto Isole Ecologiche", espleta la gara d’appalto ed il 4 novembre 2002 avviene la consegna dei lavori all’impresa che se li è aggiudicati. Dieci giorni dopo inizia il calvario.

L’assessore comunale all’ecologia, ing. Gioacchino Indelicato, il 14 novembre 2002 scrive al progettista chiedendo di ridimensionare il centro di raccolta di Piazzale Ilio in previsione della realizzazione di un mercato rionale, nello stesso luogo.

Iniziano invece i lavori alla Litoranea e in via 64. Tuttavia, in questo ultimo caso, i lavori vengono ben presto contestati dal consigliere comunale Vito Mannina (Nuova Sicilia) e da Livio Daidone (segretario provinciale del PRI).

Quest’ultimo paragona i Centri comunali di raccolta a “una sorta di discarica per l’emergenza rifiuti” paventando nel suo intervento, “un accrescimento dei disagi” per la popolazione.

C’era un nesso tra il residence “La Zagara”, allora in costruzione, proprio a fianco l’area prevista per l’opera pubblica, e la contestazioni avverso la realizzazione della stessa Isola Ecologica?

Per i proprietari del residence e per il costruttore, le società “Valderice costruzioni s.rl.” e “Inerti e Bitumasi s.r.l.”, la costruzione di un Centro comunale di raccolta poteva significare un deprezzamento del valore degli appartamenti?

Il sindaco Fazio, richiamato dal Consiglio che unanimemente, il 20 gennaio 2003, “bocciate” l’isola ecologica, prima sospende i lavori per 30 giorni e dopo, nonostante la Regione respinga la sua proposta di individuare altri siti per la relativa costruzione decide di abbandonare i lavori in via 64.

Il tutto smentendo anche se stesso: con lettera del 4 febbraio (prot. 1156/GAB), aveva affermato che nel caso di risposta negativa della Regione avrebbe proseguito i lavori, aggiungendo «Sarà mia responsabilità se, usufruendo degli strumenti consentiti dalle leggi, non venissi incontro alle esigenze dei cittadini. Sarà mia responsabilità, però, se, venendo incontro solo alle esigenze dei cittadini, la Città perdesse un finanziamento di opere previste per legge e certamente determinanti per uno sviluppo eco-sostenibile del territorio».

Intanto, il 6 ottobre 2003, si sveglia il consigliere Giovanni De Santis (Margherita), il quale, solo ora, si rende conto che anche l’isola ecologica sulla Litoranea nord è inopportuna. De Santis mette in moto la gran cassa dei mass media riuscendo a creare un movimento d’opinione avverso alle stesse. Con l’aiuto dei mezzi d’informazione è facile convincere la gente del sillogismo Centro comunale di raccolta uguale discarica. Il problema è che non convince solo la gente ma anche il sindaco Fazio.

Nasce, quindi, il 14 marzo 2004, un progetto di recupero urbanistico per il quartiere di Cappuccinelli (Contratto di Quartiere II) all’interno del quale anche la terza isola ecologica (quella della Litoranea) “sparisce” per essere sostituita un più rigoglioso parcheggio per auto.

Se tale nuovo progetto andrà a buon fine, dopo aver speso più di 2.000.000 di euro per avere in città tre Centri comunali di raccolta rifiuti differenziati, di tali Centri non ne resterà più nulla. Complimenti!

 

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CHIARIAMOCI LE IDEE

I Centri comunali di raccolta non sono discariche ma aree recintate, aperte al pubblico solo in orari prefissati, e sotto presidio di personale, adibite allo stoccaggio temporaneo di materiali provenienti dalla raccolta differenziata, conferiti sia da utenze domestiche e sia da utenze commerciali.

Sono obbligatorie per legge in quanto previste dall’art. 39 del D.Lgs. 22/1997 il quale prevede che "La pubblica amministrazione deve organizzare sistemi adeguati di raccolta differenziata in modo da permettere al consumatore di conferire al servizio pubblico rifiuti di imballaggio selezionati dai rifiuti domestici e da altri tipi di rifiuti di imballaggi."

Esse devono essere baricentriche, il che vuol anche dire che devono trovarsi in città!

Rappresentano un mezzo attraverso cui raggiungere l’obiettivo previsto dal Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, dove, all’art. 24, si afferma che "in ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alla percentuale minime del 35% di rifiuti prodotti".

All’interno di essa vengono raccolti:

1) materiale verde (potature);

2) materiale secco da raccolta differenziata (carta, vetro, plastica, alluminio, legno, stracci);

3) RUP (pile, farmaci, toner);

4) rifiuti ingombranti e beni durevoli (elettrodomestici, televisioni, computer, mobili);

5) inerte proveniente da piccole demolizioni (massimo un metrocubo per conferimento);

6) batterie auto ed olii esausti.

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A Valderice, già dal 2000, l’amministrazione di sinistra guidata da Giacomo Tranchida ha iniziato un interessante esperimento per il riconoscimento, ai cittadini che apportano i rifiuti differenziati ai Centri Comunali di Raccolta, di un buono facente riferimento alla quantità ed alla qualità apportata, ed il cui valore viene decurtato dalla tariffa dei rifiuti del singolo conferitore.

Il valore del buono attribuito ai cittadini, è pari a quattro volte quanto riconosciuto ai Comuni dai Consorzi per il riciclaggio dei rifiuti.

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