LA MAGNIFICENZA DI TRAPANI

Vogliamo presentare questo lavoro già pubblicato sul sito dei Misteri e meritevole di essere letto.

Attraverso di esso è possibile conoscere una città diversa, scoprile le bellezze che non conosciamo pur vedendole ogni giorno.

Trapani, non ci stancheremo mai di sottolinearlo, ci offre molto di più di quello che noi siamo capaci di apprezzare, basta dare uno sguardo attento tutto intorno.

 

Anche a Trapani, dopo il terremoto del 1751, alcuni patrizi arricchirono le antiche dimore abbellendole o costruendone di nuove in stile neoclassico.

 Gli edifici s’affacciarono sull’arteria della Strada Grande, (adesso Corso Vittorio Emanuele), sulla Loggia (già Via dei Corallari, poi degli Scultori, oggi Via Torrearsa) e nella Rua Nova o Strada Nuova (ora Via Garibaldi), dove s’ammirano i prospetti rovinati di diverse costruzioni. Anche in queste strade si svolgeva la vita religiosa e mondana, di gente che vide sorgere elaborati edifici, all’interno dei quali, i patrizi sfoggiarono ed ostentarono un lusso che gonfiava il loro “status symbol”.

Nell’Ottocento, certuni stracarichi di debiti, consentirono e concordarono matrimoni promiscui di loro rampolli con i figli d’agiati borghesi, i quali conquistarono le loro proprietà e i piccoli feudi avuti in antecedenza in enfiteusi e nel giro di pochi anni, s’impadronirono tacitamente del titolo nobiliare. Anche figli d’avveduti mercanti, affermatesi nel commercio estero, s’imparentarono con il patriziato, tra questi ricordiamo Pasquale Malato (figlio del ricco vice console inglese Salvatore), che sposò Maria Todaro baronessa della Galia. Rincorsero il titolo nobiliare perfino due notai: Stefano Verderame che divenne barone di Tre Fontane e Adriano Maria Venza barone di Sant’Elia.

Attraverso la descrizione del prolisso Benigno da Santa Caterina, percorriamo le strade come si presentavano ai suoi occhi, con una carrellata sulla passata magnificenza artificiale di Trapani, un tempo “città dei palazzi” ora “città di pizzerie”.

E poiché diversi approfittano delle notizie dell’agostiniano scalzo, alterandole e inserendole nelle loro opere, (non citandolo e rubandogli gli scritti, così come fanno diversi “vampiruncoli” che copiano novità pubblicate in Internet, senza citare l’autore), trascrivendo il suo tour virtuale per le strade del centro storico gli restituiamo la paternità di ciò che è stato proprio. Abbiamo tratto la seguente descrizione dalla sua opera “Trapani Profana” del 1812, che è consultabile, anche su testo dattiloscritto, da chiunque lo desideri, presso la civica biblioteca Fardelliana. Per arricchire la dettagliata esposizione del frate, stesa su 42 pagine, (che non commentiamo) aggiungiamo ai capoversi (dal 13 all’81) alcune immagini dei palazzi dal medesimo descritti (da noi volutamente fotografati con auto in zona rimozione). Attraverso le sue parole scopriamo notizie sconosciute sui palazzi di tanta antica gente protagonista nei contratti notarili. Prelati, patrizi di “sangue blu” e prezzolati ed inoltre di svariati mercanti, tutti, che hanno contribuito alla storia della nostra comune Città.

 
LA MAGNIFICENZA ARTIFICIALE DI TRAPANI

Potrebbero interessarti anche...