Trapani & Autorità Portuale: La Verità sulle diverse posizioni

Porto di Trapani

A Trapani si torna a parlare di porto. La notizia di pochi giorni fa [1], infatti, è che il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano del Rio (PD) ha bocciato la richiesta, avanzata il 12 settembre 2016 dal presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta (PD) volta ad ottenere un rinvio di tre anni all’attuazione della recente riforma dei porti che prevedeva l’inclusione del porto di Trapani in un unica “Autorità di Sistema Portuale” assieme a Palermo, Termini Imerese e Porto Empedocle.

Il presidente Crocetta, a propria volta, era stato allo scopo sollecitato dal sindaco di Trapani Vito Damiano in esito ad una “mozione” in tal senso votata dal Consiglio il precedente 14 luglio 2016 [2].

La vicenda è piuttosto lunga e merita un breve sunto, al fine di comprenderne la genesi e lo sviluppo.

Il Parlamento approva la Legge Delega di riforma dei porti

Era il 7 agosto del 2015 quando veniva promulgata la legge 124 che, all’articolo 8 lettera f, concedeva al Governo, guidato Matteo Renzi (PD), una delega per provvedere alla «riorganizzazione… delle autorità portuali» con «particolare riferimento al numero, all’individuazione di autorità di sistema nonché alla governance tenendo conto del ruolo delle regioni e degli enti locali e alla semplificazione … procedure … amministrative in materia di porti» [3].

Il Governo esercitava, poi, la delega ricevuta predisponendo un testo che riduceva di numero le vecchie 26 “Autorità Portuali” riunendole in 15 “Autorità di Sistema Portuale” (AdSP); Trapani finiva accorpata in quella della “Sicilia Occidentale”.

Autorità di Sistema, chi deve … comandare

La “battaglia” politica si spostava poi sulla composizione del “Comitato di Gestione” che avrebbe amministrato tali Enti. In una prima fase, infatti, era previsto un Comitato composto da un presidente (di nomina ministeriale, previo parere della Regione) e da dei “componenti” nominati dalla Regione, dal sindaco della Città Metropolitana (nel nostro caso Palermo), dai sindaci dei Comuni ove in atto sono presenti Autorità Portuali ora accorpate e, infine, da un rappresentante dell’Autorità Marittima. In sede di revisione del testo governativo, nella seduta del 5 luglio 2016 il Senato, per bocca della senatrice Pamela Orrù, chiedeva di «assicurare un’adeguata rappresentanza ai comuni capoluogo di provincia».

Si trattava di una richiesta avanzata anche da Natale Salvo, segretario del movimento “A Misura d’Uomo”, il precedente il 29 marzo [leggi: “Sì all’Autorità Portuale con Palermo, ma con Fazio nel Comitato“, rif. 4].

Il dibattito in Senato sulle Autorità Portuali

Antonio D'Alì

Antonio D’Alì

L’Aula del Senato vedeva, invece, la netta opposizione al provvedimento tanto del senatore Antonio D’Alì (FI) quanto dei CinqueStelle.

Il senatore trapanese, in particolare, lamentava che le Autorità fossero ancora troppe: «non si passa, come si era ipotizzato in un primo momento, a 5-6 (il che avrebbe rappresentato una effettiva razionalizzazione del sistema in chiave strategica)», sosteneva il 29 giugno 2016. D’Alì, in proposito, accusava di ciò le «vecchie logiche territoriali, fatte per soddisfare le pressioni delle autonomie locali». In sostanza, per il senatore Antonio D’Alì, «sarebbe stato quindi logico creare un’unica Autorità per quel territorio [la Sicilia, NdR], mentre si è scelto di frammentare la gestione tra più Autorità di medie dimensioni» [5]!

A favore di Trapani che, interpretando le sue chiare parole, ben sta dentro l’Autorità Portuale con sede a Palermo, la necessità, accolta da parte del Governo solo come “possibilità” in capo a libera scelta dell’AdSP e non come previsione obbligatoria, di «un ufficio amministrativo periferico della stessa Autorità».

Per il campano sen. Andrea Cioffi (M5S) esiste, nel testo, invece il timore che «la possibilità di istituire uffici decentrati amministrativi in tutti i porti ricompresi in una AdSP possa ricreare la situazione di frammentazione attuale».

Nella seduta del 5 luglio, Cioffi aveva lamentato l’assenza sul «come si procederà alla selezione dei partecipanti al Tavolo» [“Tavolo di partenariato della risorsa mare” di cui all’art. 11-bis, NdR], nonché proposto «che alle sedute del Comitato partecipi anche un rappresentante per ciascun … comune capoluogo di provincia» [6].

La proposta Salvo-Orrù-Cioffi veniva infine accolta e inserita nel testo definitivo del Decreto legislativo n. 169 che veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 agosto [7].

Il dibattito in Consiglio comunale sulle Autorità Portuali

La soluzione, come detto, non era gradita a Forza Italia che provava a farsi sentire anche in Consiglio comunale. Qui, il 14 luglio, il consigliere Giuseppe Guaiana (Forza Italia) aveva presentato una “mozione” sul Porto che contestava «il fatto che nel Decreto del Rio il rappresentante del porto di Trapani in senso all’Autorità Portuale avrebbe poteri limitati, non potendo partecipare alle strategie complessive di gestione e dovendosi limitare ad intervenire sulle questioni strettamente riguardanti il porto di competenza» [8].

La “mozione” era stata votata favorevolmente solo da 14 dei 30 consiglieri comunali (tre gli astenuti, Abbruscato, Grignano e Barbera; gli altri avevano preferito non votare proprio).

In Aula, infatti, le “voci” non erano state univoche [come si evidenzia dal Verbale Seduta Consiglio Comunale 14 luglio 2016, rif. 9].

Ninni Passalacqua (PD)

Ninni Passalacqua (PD)

Ninni Passalacqua (PD), ad esempio, aveva difeso l’accorpamento delle Autorità Portuali deciso dal Capo del suo partito Matteo Renzi ed accusato la proposta di Guaiana di «provincialità», spiegando poi come «l’Autorità Portuale costa soldi. La mantenevano [quella istituita a Trapani dal 2004 al 2009, NdR] gli operatori portuali con un aggravio di spese esoso». Per l’esponente “democratico” i problemi del porto erano ben altri che la “direzione”: «l’area dell’ex bacino di carenaggio che è bloccata, il pontile di Ronciglio, oppure l’escavazione del porto, oppure parlare in maniera seria di un porto turistico di questa città, oppure parlare dell’attraversamento che colleghi la Colombaia».

Sulla stessa falsariga fu l’intervento del consigliere Enzo Abbruscato (PD): «non è più possibile rappresentare tutti questi statarelli, autorità portuali, per farsi i fatti loro, per dare consulenze, per fare le porcherie che hanno fatto».

Anche Francesco Salone (fuoruscito Forza Italia) aveva sostenuto l’essere «senza senso» la mozione-Guaiana e, tuttavia, al contrario di Passalacqua, aveva espresso la propria contrarietà dell’appartenenza di Trapani all’Autorità di Sistema Portuale e il proprio favore a che il Governo «lasci il porto di Trapani all’attuale gestione della Capitaneria di Porto».

FONTI:

[1] SocialTP

[2] Comune di Trapani – Dichiarazioni Damiano

[3] Testo L. 124 / 2015

[4] Blog Natale Salvo.it

[5] Intervento D’Alì su Autorità Portuali

[6] Intervento Cioffi su Autorità Portuali

[7] L. 169 /2016 su Autorità di Sistema Portuale

[8] “mozione” sul Porto

[9] Verbale Seduta Consiglio COmunale 14 luglio 2016

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