ARTE: CHIAMIAMOLE EMOZIONI

Quando si incontra qualcuno come Giuseppe Sottile, è naturale chiedersi come mai la nostra città non rappresenti terreno fertile per l’arte e che si debba andare via per non rimanere stritolato dall’indolenza strisciante della città. “Probabilmente manca uno sprone alla base, l’artigianato trapanese, quello legato agli intagliatori ed ai decoratori ad esempio non esiste quasi più. Io sono stato fortunato – ci dice Sottile – sono riuscito a iniziare andando a bottega ma adesso dove possono andare i giovani che, ad esempio, uscendo dalle Belle Arti vogliano sul serio fare qualcosa?

Una volta il centro storico era pieno di piccole botteghe di artigiani, esperti delle più svariate arti, e le zone come la loggia erano luoghi di incontro dove crescere sia culturalmente che socialmente. Inoltre, anche ammesso che un giovane volesse fare il pittore, o il musicista, verrebbe scoraggiato. Basta invece andare al Nord o all’estero e le cose cambiano: fare il pittore, il musicista, lo scultore non suscita stupore ma viene considerata solamente una scelta che porta a uno stile di vita differente, ma nessuno te lo sconsiglia”.

L’educazione all’arte viene da lontano anche dalla società in cui si vive, società che oggi presenta modelli diversissimi da quelli di una volta, in più esiste un problema legato alla formazione: “Chi esce dall’Accademia risente di questa atmosfera: studi sempre più legati alle tecniche e alle teorie pittoriche ma poco propensi a “far sporcare le mani” con colori e polveri di gesso”.

Sottile è uno di quelli che “è dovuto andare via”. Nato a Castellammare del Golfo nel 1937 sin da bambino ha provato una naturale propensione verso le forme, lui però pittore, intagliatore, scultore, lo diventa davvero per caso: in casa sua non ci sono eredità artistiche da tramandare, scultori di cui perpetuare la manualità: suo padre fa l’autista, lo chauffeur come era ad uso dire a quei tempi. Sottile, non pensa di essere o di fare l'artista, e quel piccolo busto modellato per suo personalissimo piacere ha il solo scopo di soddisfare la sua voglia creativa. Quell’oggetto però, arrivato per caso nelle mani di Li Muli, oggi rappresenta senza ombra di dubbio l'inizio delle tante strade che davanti a lui si sono via via dipanate e che ha avuto il coraggio di percorrere senza timori o ripensamenti.

Andando a Bottega da Li Muli, affina le doti nel disegno e nella scultura e col Maestro trapanese collabora alla realizzazione della vasca del Tritone e al restauro di qualche gruppo sacro dei Misteri.

Non solo la pittura e la scultura sono oggi nel suo bagaglio di artista, ma anche l'intaglio.

Il suo destino e la sua crescita però non sono legati a Trapani, ma a Milano dove da Pietro Grossi, maestro e pittore d'arte, apprende l'arte della decorazione dei mobili in stile. Una parentesi americana (tra il 1967 e 1973) e i corsi di pittura presso la Hight School di Hempestead a Long Island lo arricchiscono con nuove esperienze, ma l'Italia gli manca e dunque decide di tornare a Milano.

Guardando i suoi oli, ma ancor di più i suoi acquerelli, non solo i suoi mezzi tecnici evidenti ne vengono esaltati ma anche l'emozione stessa dell'uomo che li ha dipinti finisce con l'essere trasferita sulla tela che, di rimando, ne restituisce un vibrante resoconto.

"E' necessario che chi dipinge trasferisca le sue emozioni sulla tela, perché altrimenti è solo esercizio di stile, che con l'arte ha niente o poco a che fare". L'influsso impressionista è impossibile da non riconoscere nelle sue opere, che rappresentano un'istantanea di come l'anima vede il mondo intorno a sé, e l'acquerello, tecnica da lui prediletta, esprime meglio di altre il suo modo di vedere la composizione pittorica, fatte di getto, di macchie stese sulla tela che prendono forma e che sono solo il risultato di ciò che lui vede nel suo intimo ancora prima di iniziare l'opera.

C’è un legame affettivo che porta Sottile ad esporre i suoi quadri nella galleria intitolata al suo maestro e c’è una voglia di trasmettere le sue emozioni che va oltre la voglia di rivalsa nei confronti di una Città apatica come Trapani.

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