DOPO 50 ANNI, ERICE E VALDERICE INSIEME?

Nicola Savalli

Nicola Savalli

Nicola Savalli fu, nel 1998, uno dei promotori della lista civica “Erice”, nata al fine di rappresentare, all’interno del Consiglio comunale, le problematiche de “u Munti”. L’impegno civico lo spinge, adesso, a manifestare la sua opinione sulla questione territoriale Trapani-Erice. Il suo progetto – visto che “u Munti” ha solo 541 residenti e la legge non ammette centri autonomi con meno di cinquemila abitanti – è quello di “rispolverare” i progetti del Castronovo (1866) e del Sindaco Salvatore Bonfiglio (1921) per riunire Erice (solo “u Munti”) al Comune di Valderice, lasciando la sede del Municipio, ovviamente, a valle.

A cinquant’anni dall’autonomia di Valderice (alias Paparella-San Marco), avvenuta nel 1955, i due territori e le due comunità tornerebbero, pertanto, insieme. Il destino della frazione a valle di Erice, ovvero Casa Santa, sarebbe segnato – secondo Savalli – dall’unificazione al capoluogo. I Trapanesi emigrati, dalle macerie del dopoguerra, nel territorio ericino tornerebbero anagraficamente ad essere quello che sono già antropologicamente: trapanesi.

Perché procedere ad una rettifica di confini?

«Sappiamo bene che gli abitanti di Casa Santa non provengono, se non in minima parte, da Erice capoluogo (“u Munti”) ma dal centro storico di Trapani (esempio il popoloso quartiere San Giuliano). Questa periferia, che è politicamente la periferia di Erice, è, in effetti, la periferia di Trapani. La cittadinanza di Casa Santa nel territorio del capoluogo lavora, svolge la vita sociale, politica, culturale e religiosa. I centri di aggregazione sociale degli abitanti di Casa Santa sono comuni con quelli di Trapani. Assurdo, poi, che la Città capoluogo non disponga di tutti i servizi primari che insistono, di contro, tutti nel Comune di Erice (Ospedali, Università, Stadio). Persino nel professare la fede per la Madonna, anche lì, confusione tra la Madonna di Trapani e la Madonna di Custonaci, patrona dell’intero agro ericino. Insomma non esiste alcuna identità civica tra gli abitanti di Casa Santa e quelli della Vetta. Un discorso diverso è il legame tra la Vetta e Valderice. Tra loro esistono rapporti, radicati da secoli, sotto il profilo culturale e delle tradizioni. Valderice è figlia di Erice. Casa Santa, assolutamente, no».

Le tue parole evidenziano che dai centralità alla cosiddetta “identità civica”. Serve l’identità civica nel 2004?

«L’identità civica è indispensabile perché sviluppa il senso d’appartenenza, l’impegno civico, che sono alla base della crescita sociale, culturale ed economica di una comunità. Il senso d’appartenenza permette di operare scelte, anche nel campo politico, più legate al proprio territorio, a favore di chi maggiormente conosce le sue problematiche e può impegnarsi per farlo crescere. Ciò non avviene né a Trapani né ad Erice, mentre è presente a Marsala ed Alcamo».

Nicola, alcuni sostengono che ai cittadini interessa poco il tema del Comune di residenza che è indicato nelle rispettive carte d’identità.

«E’ vero, ciò è la conseguenza di una diffusa disaffezione nei confronti della politica che non si confronta su grandi temi di sviluppo economico e sociale. Qui si è caduti in una sorta di apatia collettiva; restando assopito l’impegno civico non si comprende che lo sviluppo passa attraverso coraggiose scelte programmatiche aderenti alle reali esigenze del territorio. Tuttavia, occorrerebbe rendersi conto che è sempre il cittadino, alla fine, a pagare le conseguenze per un territorio che non offre un futuro per i nostri figli».

La rinascita della Vetta dovrà passare anche dal turismo e dal mondo universitario.

«Anche Erice, come altre città medioevali, quali Gubbio, Orvieto, Assisi, dovrebbe diventare sede di Facoltà universitarie inerenti gli studi scientifici che, ad altissimo livello, da oltre un quarantennio, si praticano grazie al nostro concittadino Antonino Zichichi. Tale progetto sarebbe agevolato dalla possibilità di fruire delle immense risorse del Centro “Ettore Maiorana”. Sono pure disponibili gli spazi; il Campus universitario potrebbe essere individuato nel villaggio “La Pineta”, di proprietà della Provincia, oggi inutilizzato e possibile preda, già come avvenuto in passato, dei vandali».

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I RESIDENTI AI VARI CENSIMENTI

Anno Trapani Erice
1961 77.139 19.483
1971 70.134 23.068
1981 71.927 26.146
1991 69.497 29.846
2001 68.346 29.879

La tabella mostra lo spostamento di residenti da Trapani (dai 77.139 del 1961 ai 68.346 del 2001, va a dire -11,40%, pari a 8.793 cittadini) ad Erice (che, nello stesso periodo, “guadagna” 10.396 residenti, con un aumento di oltre il 53% rispetto al dato iniziale).

D’ALI: CON LA FUSIONE ARRIVANO PIU’ SOLDI

Antonio D'Alì

Antonio D’Alì

Un convegno si è svolto domenica 28 novembre sul tema dei confini Erice-Trapani. Ai lavori si è notata l’assenza del Sindaco di Erice e dell’intera sua Giunta, e ciò è indicativo del loro interesse per la proposta del senatore D’Alì, relatore principale dei lavori! D’Ali, comunque, ha dichiarato:

  • di sposare l’idea di fusione globale tra i comuni di Trapani ed Erice e bocciare ogni rettifica;

  • che con la fusione, a norma di legge, il nuovo Ente nascente godrebbe, per 10 anni, di un contributo statale che può essere quantificato in 5.000.000 di euro anni;

  • L’interesse economico della fusione deve travalicare l’interesse all’esistenza di due distinte identità civiche (i “trapanesi” e i “muntisi”);

  • Lui stesso scriverà una lettera ai Presidenti dei Consigli comunali di Trapani ed Erice per far mettere l’argomento fusione, e la nascita del Comune di Trapani-Erice, subito all’ordine del giorno.

LA RETTIFICA DI CONFINI IN QUATTRO PASSI

Sono gli articoli 8, 9 e 10 della legge regionale siciliana n. 30 del 23 dicembre 2000 a disciplinare le norme per le variazioni territoriali dei Comuni. Essi stabiliscono tutti i passi da intraprendere per avviare e svolgere il relativo procedimento.

L’INIZIATIVA. Il “Potere di iniziativa del procedimento di variazione” è accordato, oltre che direttamente alla Giunta Regionale, anche al Consiglio comunale del territorio interessato che deve avviare il procedimento col voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti in carica, ovvero al Popolo, con la richiesta di un terzo degli elettori residenti nei territori da trasferire (articolo 9);

L’ISTRUTTORIA. Il “Procedimento istruttorio” prevede che il “progetto di variazione territoriale”, corredato da una documentazione tecnica ed una relazione illustrativa, sia pubblicato presso l’albo comunale. Il progetto, quindi, unitamente alle osservazioni dei cittadini ed alla pronuncia di merito del consiglio comunale, viene trasmesso all’Assessorato regionale degli enti locali che, verificatane la legittimità, autorizza la consultazione referendaria (articolo 10);

IL REFERENDUM. Le "popolazioni interessate" aventi diritto a prendere parte alla consultazione referendaria sono costituite esclusivamente dagli elettori residenti nei territori da trasferire. In caso di fusione/cambio denominazione, invece, voteranno tutti gli elettori dei Comuni interessati (articolo 8, comma 5 della legge). Il comma 7 stabilisce che il referendum è valido solo se vota la metà più uno degli aventi diritto;

LA LEGGE. In caso di esito positivo della consultazione referendaria, alle variazioni territoriali dei Comuni si provvede con legge regionale (articolo 8, comma 1).

Attenzione, infine, all’articolo 8, comma 6, che prevede un vincolo, secondo il quale la popolazione del Comune di origine non deve ridursi in misura inferiore ai 5.000 abitanti (fatto salvo il caso, ovviamente, di fusione).

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