UN DIFENSORE CONCORRENTE DEI CONSIGLIERI?

Sono passati quattordici anni dall’approvazione della legge 8 Giugno 1990, n. 142 "Ordinamento delle province e dei comuni" che istituiva, su tutto il territorio nazionale, la figura del Difensore Civico. Una figura non obbligatoria, ma che il legislatore suggeriva di prevedere, nel proprio Statuto, alle Regioni, alle Province, ai Comuni italiani.

Cos’è il "Difensore Civico" (VEDI VIDEO AVV. MAROTTA)? In poche parole è una specie di "mediatore" tra le esigenze del cittadino di avere risposte, in tempi e con modalità accettabili, alle proprie richieste di servizi o di informazioni, e la incapacità della Pubblica Amministrazione di darle.

Gli stessi consiglieri comunali e provinciali della Provincia di Trapani hanno ritenuto che questo fosse un servizio utile dal momento che lo hanno inserito nei relativi statuti.

Solo pochi Comuni, però, nella nostra provincia, dalla teoria sono passati alla pratica. Hanno nominato, cioè, il Difensore Civico: Erice, Marsala, Campobello di Mazara, Partanna, Petrosino.

Perché tale evidente discrasia tra la previsione statutaria e l’effettiva attivazione del servizio? La risposta ci sembra semplice. Manca la volontà politica di realizzare questo servizio.

Perché? Per rispondere dovremmo capire il ruolo che dovrebbe svolgere, e cosa svolge, nella realtà dei fatti, oggi, il Consigliere comunale.

Ci ricorda la legge 142/1990 che «Il consiglio è l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo». Un ruolo che, spesso, non svolge più.

Il Consiglio comunale, oggi, più che una sede di dibattito politico e di idee propositive, è diventato il luogo di ratifica di decisioni già prese altrove, nelle Giunte comunali, o nelle segreterie dei partiti che rappresentano la maggioranza consiliare.

Il Consigliere, pertanto, spesso, individua il proprio compito in quello di disbrigare le piccole faccende di bottega personale dei propri elettori o dei potenziali elettori.

L’Ufficio del Consigliere comunale, quindi, si trasforma in una semplice agenzia di disbrigo pratiche, dove i diritti dei cittadini diventano "favori" e dove il corrispettivo di questi "favori" è il voto. Nasce e si sviluppa, così, il fenomeno culturale del clientelismo.

Ecco perché non c’è la volontà politica di giungere a nominare il Difensore Civico. Questo servizio sarebbe vista come un pericolo alla propria attività di raccolta di consenso elettorale.

Proprio di recente i consiglieri comunali di Salemi, nel rifiutare di eleggere il difensore civico hanno affermato: «ci siamo noi a mediare le esigenze dei cittadini, è il nostro compito, il Difensore Civico non sarebbe altro che un ennesimo consigliere comunale, un nostro concorrente, insomma».

Ecco un altro motivo, quindi, per dare alle nostre città la figura del Difensore Civico: elevare il livello culturale della nostra società. Superare la cultura del favore, ed entrare nella cultura dei diritti, della legalità, e dei servizi.

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