QUANDO L’MPUTATO E’ L’OPINIONE

Un processo a carico della libertà di opinione che, a pensarci bene, è cosa ben più grave che far processi alla libertà di stampa, a cui purtroppo ci stiamo abituando. In questo caso poi, che di “stampa” non si tratta, almeno in senso canonico, ma di web e di opinioni e informazioni che passano sulla rete è cosa ancora peggiore perché si sta tentando di mettere il bavaglio all’informazione libera che circola su internet e siccome internet fa paura si cerca di zittirla zittendo chi la anima.
Per capire le affermazioni e le motivazioni che hanno portato Natale Salvo a subire questo processo, che somiglia a tutt’altro piuttosto che a una ricerca di giustizia, è necessario ripercorrere alcune tappe di questa storia.

Il 13 giugno 2005, il sito del Comune di Trapani pubblica un comunicato stampa dell’Amministrazione dal titolo «Il Sindaco propone azione risarcitoria nei confronti di Repubblica».

Secondo il Sindaco, che annuncia una querela nei confronti del noto quotidiano nazionale La Repubblica, il giornale pubblica un articolo che mina l’immagine della Città (ma se ci criticano vuol dire che diamo adito a critiche, ci abbiamo mai pensato seriamente, invece di sentirci sempre vittime?). La Repubblica, infatti, all’interno di un “pezzo” ben più ampio inerente agli acts della Louis Vuitton Cup che si sarebbero svolti a Trapani, il 10 giugno aveva scritto «un ingegnere capo del Comune è stato arrestato».

Poche ore dopo l’apparizione del comunicato stampa sul sito del Comune, ne viene data notizia anche sul blog altratrapani.it dando conto sia delle ragioni de La Repubblica che di quelle espresse dal Sindaco Fazio nel proprio comunicato.

L’articolo si conclude con una frase chiaramente allusiva ed ironica: «Noi siamo sicuri che il nostro sindaco ha ragione: gli appalti sono gestiti dalla Prefettura nei più piccoli particolari e in tutti i passaggi, anche in quelli relativi ai subappalti che le ditte aggiudicatarie dell’appalto hanno dato alle più disparate imprese, lo sappiamo che le ditte aggiudicatrici non metteranno piede a Trapani per i lavori ma sappiamo anche che chi, per loro conto, porterà avanti i lavori, è controllato ed al di sopra di ogni sospetto … Mica siamo ad Alcamo, dove i cavalli e i fantini del Palio sono in mano alla mafia … Vero?».

E qui comincia l’epopea di dichiarazioni, accuse e querele.

«Come si fa ad essere così sicuri, così tranquilli che la mafia non si possa infiltrare nei lavori dell’America Cup? Come si può credere d’aver preso ogni possibile precauzione?» cerca di protestare Natale Salvo rispetto all’affermazione del Sindaco Fazio «Cosa si può fare di più?». Il ragionamento del nostro Editore si conclude dandosi una risposta: Chi pensa ciò sta abbassando la guardia, insomma o «spara minchiate» (cioè è poco accorto nelle proprie dichiarazioni) o «è ingenuo».

Questo il commento, scritto in calce all’articolo, che scatena la reazione del Sindaco Girolamo Fazio stanco delle critiche, in passato spesso ricevute da parte di Natale Salvo, dal pulpito del proprio blog o di questo mensile.

Ma questo commento non voleva essere offensivo ma semplicemente una maniera colorita (modo di esprimersi sanguigno che qualcuno ha una certa dimestichezza nell’usare – chiedere a Vito Dolce, N.d.R.) per esprimere un dissenso, per invitare l’Amministrazione a non abbassare la guardia. Insomma, un avvertimento, nella convinzione che ci potesse essere il rischio di un interesse mafioso agli appalti della Coppa America (interesse poi, pare, concretizzatosi).

L’immagine di una città si tutela, secondo noi, non denunciando chi critica o denuncia certi fatti o certi rischi, ma denunciando e ostacolando coloro che originano questi avvertimenti (il pericolo di ingerenze mafiose, i mafiosi e gli amici dei mafiosi).

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