SINDACO, QUERELI COI SOLDI SUOI.

Diego CAMMARATA - Sindaco PalermoI consiglieri comunali dell´Unione, con una lettera aperta, chiedono al sindaco Diego Cammarata di revocare la collaborazione esterna appena affidata all´avvocato Giovanni Rizzuti per querelare gli organi di stampa su eventuali articoli diffamatori nei confronti dell´amministrazione cittadina. E sul rapporto tra Comune e mass media arriva anche l´attacco di Elio Bonfanti (capogruppo della Margherita) convinto che dietro l'oscuramento delle sedute di Sala delle Lapidi, fino a qualche settimane fa trasmesse in diretta da Telemed, ci sia «una ragione politica precisa» cioè: «L´amministrazione non vuole far vedere chi la critica e ne denuncia gli errori».

Mercoledì, Cammarata aveva firmato il provvedimento di incarico da 15 mila euro all´avvocato Rizzuti, ieri Emilio Arcuri (Primavera Siciliana), Rosario Filoramo (Democratici di sinistra), Ermanno Giacalone (Rifondazione comunista) e Bonfanti hanno chiesto al primo cittadino di ripensarci. «Con sua determinazione – scrivono i consiglieri nella lettera al sindaco – ha conferito un incarico professionale all´avvocato Giovanni Rizzuti con il mandato di "intentare querele nei confronti di quanti, attraverso gli organi di stampa o con l'adozione di talune iniziative (sic!) arrecano nocumento all´immagine e all´attività dell´amministrazione comunale". Ci sarebbe per la verità molto da dire sull´idea che al diritto di cronaca, alle critiche, al giudizio, si risponda intentando querela, trasferendo così i termini del confronto alle aule di tribunale » .

I partiti dell´Unione, quindi, inviato Cammarata, qualora ritenesse opportuno querelare qualcuno, di farlo senza utilizzare i soldi dei contribuenti. «Se proprio ritenesse necessario e utile intentare querele nei confronti di chi non dispensa apprezzamenti a lei graditi – si legge nella lettera – si rivolga pure a legali di sua fiducia, prelevando direttamente dalle sue risorse personali. Si limiti ad amministrare la città, a occuparsi di politica e a rispondere alle critiche, anche aspre, nelle forme e nelle maniere proprie di un paese democratico» (da Repubblica del 28 gennaio 2007 – Edizione di Palermo)

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