TRAPANI: 526 ABORTI NEL 2006

Sono state 526, nel trascorso anno 2006, le IVG (interruzioni volontarie della gravidanza) praticate presso le due strutture abilitate di Trapani: l’Ospedale S. Antonio Abate e la Clinica S. Anna.
Un dato, di certo, non totalmente assegnabile alle famiglie trapanesi, poiché presso le due strutture giungono donne provenienti anche da altri centri della provincia e della regione, o, addirittura da altre nazioni (rumene). Un dato che consente, tuttavia, raffrontandolo alle statistiche nazionali, di offrire un’interessante punto di partenza per un’analisi.

A Trapani gli aborti aumentano del 10% (raffronto 2006-2005) mentre in Italia la tendenza è al ribasso (secondo i dati dell’ultima “Relazione sull’attuazione della legge” presentata al Parlamento lo scorso 21 settembre: 129.588 IVG nel 2005, in calo del 6,2% rispetto al 2004 e del 44,8% rispetto ai 234.801 casi del 1982).


Non desideriamo assolutamente criminalizzare un istituto, o una legge, la 194/78, che ha consentito alle donne che desiderano interrompere la gravidanza di fare una scelta
«senza il peso della clandestinità, con il minimo rischio per la loro salute, la possibilità di essere assistite da un medico, l’ostretica e l’anestesista, di potersi ricoverare per uno o due giorni e, dato importante, con ampie garanzie di segretezza e senza dover spendere un soldo».

Aggiunge, in proposito, il dott. Salvatore Pollina, ginecologo, «la procreazione dei figli deve essere un atto libero, non un evento affidato al caso e tanto meno una concessione per assicurarsi un privilegio di una unione sessuale; qualunque deviazione da questa regola di libertà comporta una reazione psicologica sfavorevole all’armonia dell’unione sessuale e dell’ambiente familiare».

La strada maestra, per il medico, è, quindi, non quella proibizionista ma quella di «attuare una valida contraccezione per ridurre sempre di più il numero delle interruzioni volontarie di gravidanze, che se da un lato liberano la donna di un problema che in quel momento è importantissimo da risolvere, dall’altro lasciano il segno per tutta la vita di un rimorso di aver fatto qualcosa che non doveva succedere».

Dello stesso avviso è il ministro della sanità Livia Turco, per la quale la consistente riduzione degli aborti praticati, dal 1982 ad oggi, è prova evidente «dell’assunzione dell’aborto come estrema ratio e non come scelta dell’elezione» e che «la prevenzione del ricorso all’aborto si può esplicare con i programmi di informazione ed educazione sessuale tra gli/le adolescenti nelle scuole; con appositi colloqui con membri di una equipé professionalmente qualificati al momento della richiesta di IVG [al S. Antonio, tali colloqui con l’assistente sociale hanno comportato, dal 2002 ad oggi, 86 rinunce all’aborto, NdR], ed analizzando le condizioni del fallimento del metodo impiegato per evitare la gravidanza e promuovere una migliore competenza».

Una prevenzione, tuttavia, che, a Trapani, sembra mostrare delle crepe. L’educazione al rapporto sessuale ed alla contraccezione nelle scuole, anche medie inferiori, è ancora un tabù, come un pessimo retaggio culturale è rappresentato dalla pubblica condanna per le donne in gravidanza pre-matrimoniale.

La conferma viene dai dati nazionali ufficiali da dove si evidenzia che il 46,1% delle donne che ricorrono all’aborto sono nubili ed l’8,1% hanno meno di 20 anni.

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