IO NON FIRMO PER MAURO

Mauro RostagnoScrive F.G. Sul sito mistura.it «A quasi vent’anni dal suo omicidio è notte fonda sui mandanti, sui killers, sul movente. L’unica cosa certa è che l’eliminazione fisica di questa persona faceva comodo a molti, anche insospettabili. Rostagno era un elemento anomalo nel nostro ambiente, un elemento di rottura che aveva molto seguito… questo era il problema principale».

Sono d’accordo. Ed aggiungo: a che serve, a quasi vent’anni dalla morte, cercare i killers, i mandanti. E voler cercare la Giustizia? Non c’è Giustizia a vent’anni da un reato. Io credo che l’iniziativa, lanciata alcuni mesi fa, da alcuni personaggi locali intorno al gruppo di “Ciao Mauro”, sia semplicemente dannosa. Distoglie da quello che dovrebbe essere il vero impegno, la sentita maniera di ricordare l’impegno di Mauro Rostagno.

Scrive ancora F.G. Sul sito dei mistura.it: «Stava risvegliando la coscienza di una città sopita, una città che dormiva e che oggi continua a dormire, indifferente a tutto e a tutti».

Ebbene questo dovrebbe essere il vero impegno, la sentita maniera di onorarne la memoria. Proseguirne l’impegno. Solo così varrebbe il titolo di un libro di Salvatore Mugno: “Mauro è vivo”.

Ma mettere una firma (vedi petizione online pro-Mauro) non costa nulla, solo un clik. L’impegno "costa". Rinunce, lotte, emarginazione, l’essere passato per "cavallo scosso".

Giustamente come scrivono i ragazzi del “Coordinamento per la Pace” («Trapani arranca nel suo degrado culturale e politico, il dibattito pubblico sulle sorti della città continua a essere dominato da argomenti strumentali e pretestuosi»).

Quale strada seguire, scrive ancora il Coordinamento: «Oggi, a Trapani e in questa provincia, così come in tutta la Sicilia, la mafia continua a tenere ben salde le redini dell’economia, della vita pubblica e amministrativa, attraverso la spartizione di cariche e appalti, attraverso le intimidazioni, il racket, la speculazione edilizia, il capillare controllo sociale.
La disoccupazione e il lavoro nero continuano ad affliggere questo nostro territorio, così come gli incidenti sul lavoro e le morti bianche, sempre più frequenti. Questi sono gli effetti delle ingiustizie quotidiane che subiscono i lavoratori, mentre i padroni e gli imprenditori di questa città dimostrano continuamente di saper sfruttare e licenziare le persone senza tanti complimenti»
.

Sarebbe “sufficiente” fare uscire Trapani dall’indifferenza, denunciare questi fatti, fare nomi e cognomi. Isolarli. Dare spazio ad un’informazione lontano dai potentati economici e politici.

Invece «la gente legge poco ed i giovani non chiedono altro che di andare via perché qui non c’è niente, non c’è lavoro, non c’è futuro» (F.G. così ammette sul sito mistura.it).

Invece la speculazione edilizia passa per “sviluppo economico”. Vedi il "dibattito" sul cambio di destinazione di un terreno agricolo per realizzarvi un Centro commerciale, [non opportunamente valutando come, in casi analoghi, come si apprende dal Libro “I Complici”, la mafia vi abbia svolto un ruolo]; Vedi note giudiziarie sul caso degli appartamenti cooperativa [Via Salemi, quartiere Villa Rosina; ecco in proposito, il servizio-video su TeleAcras]. E nel frattempo si parla di altri 69 appartamenti da realizzare in Contrada Pegno, Erice.

Invece chi licenzia o fa licenziare (anche nel settore dei Servizi Pubblici, vedi il caso dei netturbini della Me.Co. Senza lavoro – vedi La Voce Indipendente di luglio 2007 – per la riduzione delle commesse da parte del sindaco pro-tempore di Erice) passa per un “sano amministratore”.

Invece chi tenta di fare contro-informazione, o informazione-denuncia, viene minacciato di aver rovinata l’esistenza (ora quella “mafia” che ha ucciso Rostagno, ha cambiato tattica, oggi querela, fa meno rumore e più immagine).

Eppure nessuno, o quasi, di “Ciao Mauro” e dei personaggi che vi girano intorno, abbiamo ascoltato a sostegno di quei manipoli che fanno informazione libera (Extra, Altratrapani ect), a difesa dei lavoratori della Me.Co., contro le speculazioni edilizie. E quando qualcuno (di rado) è intervenuto, mai “omertosamente” ha fatto i nomi e cognomi dei politici colpevoli di tali iniziative.

Stare vicino al “potente” di turno, in sostanza, è più comodo – per i propri mini-interessi economici e di "carriera"– che stargli contro. Questo, come diceva Sciascia, è l’antimafia che c’è a Trapani. Quella dei “professionisti” della politica e dell’impegno civico che, sotto sotto, chiedono solo la propria … piccola fetta della torta.

Non non firmiamo per questa antimafia.

« Noi non vogliamo trovare un posto in questa società ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto» (Mauro Rostagno).

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