SONO COSTRETTO A VIVERE IN AUTO

Quando si parla di “senza dimora” ci si riferisce alla forma più estrema di povertà presente nella società industrializzata. Si tratta di persone che non solo faticano a risolvere i problemi quotidiani di sussistenza, ma che neppure sono nelle condizioni di disporre di un alloggio stabile e adeguato. I “senza fissa dimora” sono le persone che più rappresentano, in uno stadio estremo, il fenomeno dell´esclusione sociale, individui che assieme alla precarietà materiale hanno sperimentato la disgregazione degli affetti e la rottura di rapporti di aiuto e protezione. Anche nel nostro territorio questo fenomeno è presente, anche se raramente trova spazio e pubblicità sulle pagine dei giornali o nei servizi della tv.

Abbiamo incontrato un “senza dimora” che ci racconta la sua storia, che è anche il proprio dramma.

Giovanni Villano, 56 anni,  prima operaio in fabbrica  in Germania, poi commerciante, oggi pensionato ed invalido civile.  Dopo la separazione dalla moglie, lo scorso gennaio 2006 ha dovuto rilasciare l’abitazione, assegnata dal Tribunale all’ ex-coniuge.

Non avendo una disponibilità economica sufficiente a sostenere l’onere di una locazione, poiché titolare solo di una pensione di invalidità di circa 400 euro mensili, chiede al Sindaco di Erice, Comune dove era iscritto anagraficamente, l’assegnazione di un alloggio popolare.

In risposta, dopo essere stato costretto a dormire alcuni giorni nella propria autovettura, viene preso “in carico” dai servizi sociali del Comune che lo alloggiano temporaneamente, per circa quaranta giorni, presso l’Hotel Cavallino Bianco.

Il Comune, però, non è in grado di sostenere a lungo l’onere economico dell’alloggio alberghiero e neanche di soddisfare la sua richiesta di un alloggio popolare, e lo rispedisce …  a vivere nell’autovettura.

Lui protesta, scrive pure – il 28 marzo – al Prefetto Finazzo, segnalando la propria situazione e denunciando l’esistenza, nel Comune di Erice, di alloggi popolari disponibili, in quanto vuoti o occupati abusivamente, in particolare in via Fratelli Aiuto – Lotto B2 e in via Ciullo d’Alcamo, 8. Il Prefetto trasmette, il 31 maggio, l’istanza al Sindaco Ignazio Sanges, ma, da questa parte, non giungerà alcuna risposta.

L’intervento di un consigliere comunale di Trapani, Peppe Barbara, è utile a farlo ospitare presso il “Centro di prima accoglienza” per extracomunitari di via Badia Grande a Trapani, gestito dalla Caritas.

Ma anche questa ospitalità è “a termine”. Il 31 luglio Giovanni Villano torna in strada, a dormire in auto. Fino a pochi giorni addietro, quando, per esigenze economiche, è pure costretto a vendere la sua “casa”, la propria auto.

Oggi è, temporanemente, ospite di un conoscente. Ma continua a chiedersi perché non può fruire di un alloggio popolare, se ve ne sono di liberi. Giovanni ha in mano una copia dell’ultimo numero di “La Voce Indipendente” è sottolinea la denuncia dallo stesso Difensore Civico cittadino, l’avvocato Carlo Sammartano: «Nell’ultimo quinquennio dal Comune non sono stati eseguiti controlli per censire gli alloggi popolari abusivamente occupati e tanto meno sono state adottate procedure di sgombero».

Ride amaramente, ma è tardi, sono quasi le dodici, e Giovanni ci deve lasciare: deve prendere l’autobus che lo condurrà al “Centro di Prima Accoglienza” di Badia Grande. Lì, almeno, l’aspetta un pasto caldo.

 

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