VENTO DI MAFIA … O DI DISINFORMAZIONE?

Fabrizio Gatti

Fabrizio Gatti

TRAPANI – Da mesi è in corso un attacco mediatico all’attività della produzione di energia eolica tale da far credere che «dietro» ci sia un piano preordinato. Il settimanale nazionale L’Espresso del 29 aprile 2010 dedica spazio e titoli i prima pagina abbastanza eloquenti («Vento di Mafia») con un lungo artiolo a firma di Fabrizio Gatti.

Gatti, autore, da anni, di «inchieste» interessanti ed anche sconvolgenti su immigrazione, sicurezza sui mezzi pubblici a Milano, sul Policlinico Umberto I di Roma deve trovarsi proprio a corto di idee se si deve ridurre a cercare di portare avanti la tesi che il «business» dell’energia rinnovabile è interamente in mano alla mafia e sia sostanzialmente qualcosa da abbandonare, senza giungere, il Gatti, a proporre soluzioni alle possibili «infiltrazioni» o alle «aberrazioni» degli «incentivi» che sono l’affare in se, ancor di piu che la produzione.

«Il business dell’eolico. Il ricco bottino dei fondi pubblici. Nel mirino di imprenditori legati alle cosche. E di faccendieri», scrive Gatti sull’Espresso. L’autore va giu duro col luogo comune del danno paesagistico che creerebbero gli impianti eolici: «L’entroterra incontaminato dell’isola (l’articolo è dedicato alla Sardegna, ma il contesto è lo stesso, NdR) non sarà più lo stesso che abbiamo visto o sentito raccontare. Bastano 10 mila euro per conquistare il diritto a demolire il paesaggio. È il capitale necessario per costituire una piccola srl. E per accaparrarsi poi le concessioni e i milioni di finanziamento pubblico».

Ci spiega – è questo indubbiamente risponde al vero – che in Italia, in Sicilia, si è diffusa una nuova «professione», quella dello
«sviluppatore»: «una figura tutta italiana nell’affare delle energie alternative. Lo sviluppatore è come un incursore: fonda o amministra società a responsabilità limitata da 10 mila euro, si accaparra i terreni, convince i Comuni, spiana la strada ai progetti, ottiene le concessioni e alla fine cede la società o l’attività alle grandi imprese che gestiranno i generatori e venderanno l’elettricità al gestore del servizio elettrico nazionale».

Nulla di illegale, in teoria, ovvio, una sorta di personaggio che gestisce l’avvio dell’attività nel mare di autorizzazioni che richiede un impianto eolico
.

Vero è, come riporta Gatti, che Italia Nostra sostiene come «la mancanza delle più elementari regole di pianificazione stanno caratterizzando la proliferazione degli impianti di produzione energetica da fonte eolica». D’altro canto l’eolico, oltre che un business, è anche una risorsa che, per la Sicilia, dati 2007, rappresentava oltre il 4% della produzione di energia in Sicilia (854 Gwh), per poi, nel 2008, incrementare del 22% e salire a 1.044 Gwh. Ma se manca la Pianificazione occorre chiederla alla politica.

E’ facile rispondere al Gatti, è la risposta giunge dallo stesso Forum dell’Espresso: «Che ogni forma di attività economica sia inflitrabile da interessi poco leciti o dalla malavita è noto. Ma il tono dell’articolo dà per scontato che l’eolico sia anche una forma di "devastazione" del territorio. Se qualche impatto è inevitabile, è vero che l’eolico è la forma di energia rinnovabile che può dare le quantità maggiori nel breve e medio termine. L’opposizione all’eolico è troppo spesso una oppoosizione ideologica e antiambientalista (essendo questa è una delle soluzioni tecniche più disponibili per ridurre le emisisoni di CO2), mentre su trasparenza e correttezza del mercato è giusto vigilare».

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Impianti eolici in Italia (2009)

Nulla dell’articolo del Gatti fa rilevare come l’impianto eolico non occupa un’area molto vasta, la conversione della potenza del vento in elettricità è efficiente (rendimento teorico 59%), non produce emissioni climalteranti, è facile smantellare le turbine quando raggiungono la fine della loro vita lavorativa e il sito può essere riportato nelle condizioni iniziali, la vita di una turbina è – comunque – di almeno 20/25 anni. Tutti fattori a favore della via eolica alla produzione dell’Energia.

Palesemente falso poi, come sostiene inevece Gatti, che con 10.000 euro si possa costituire una Srl e realizzare un Impianto:
«i costi per l’installazione di una centrale eolica si aggirano mediamente attorno a 0,8/1 milioni di euro per MW. Tali costi comprendono tutte le fasi necessarie allo sviluppo di una centrale: la fase iniziale (individuazione del sito, micrositing, studio anemologico, iter autorizzativi, accordi con i proprietari dei terreni, ecc.); la progettazione esecutiva della centrale; la realizzazione della centrale» (Ing. Nicola Graniglia, Corso di Tecnologia ed Economia delle Fonti Energetiche).

Insomma non comprendiamo proprio cosa voglia mandare a dire Fabrizio Gatti con questa sua «inchiesta» incompleta e parziale.

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